Museo delle Carceri Le Nuove, Torino

Il Museo del Carcere “Le Nuove” di Torino è uno di quei musei che hanno un’atmosfera speciale. Non ci sono molte istituzioni di questo tipo nel mondo. Non ci sono pezzi senz’anima in mostra, e i locali sono impregnati del dolore e della sofferenza che hanno comprato l’indipendenza italiana. Dopo tutto, era il luogo dove venivano tenuti i prigionieri politici che lottavano contro i tiranni.

Storia del museo

Il museo della prigione risale alla seconda metà del XIX secolo. Prima c’erano diverse piccole prigioni a Torino, ognuna delle quali conteneva prigionieri condannati per determinati crimini. Ma il re Vittorio Emanuele II ordinò la creazione di un luogo che riunisse tutte le piccole prigioni. La costruzione del nuovo edificio iniziò nel 1854 e fu completato nel 1869. Il progetto è stato realizzato dall’architetto Giuseppe Polani. I criminali ordinari erano tranquillamente incarcerati qui. Ma nel 1922 i fascisti, guidati da Mussolini, salirono al potere. Fu allora che iniziò un lato più oscuro della storia della prigione. Divenne un luogo di reclusione per personalità politicamente indesiderabili, oppositori del nuovo regime. Partigiani ed ebrei vi furono presto imprigionati. È stata anche aperta un’ala gestita da un’unità SS della Germania nazista. Qui i prigionieri venivano regolarmente torturati. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e l’instaurazione della democrazia, le condizioni della prigione cominciarono gradualmente a migliorare. Un nuovo e moderno edificio è stato costruito nel 1986, e quello vecchio è stato convertito in un museo.

Esposizione del museo e locali

Il museo è dedicato a quelle persone che hanno combattuto per un’Italia libera e indipendente, questo è il focus principale. È un’altra importante testimonianza storica del patriottismo della città e della lotta per una giusta causa. Ma l’edificio dell’ex prigione è anche unico per la sua architettura e l’infrastruttura tipica del suo tempo. Questo lo distingue dagli edifici moderni circostanti. L’intero edificio è ora diviso in una serie di aree. La prigione aveva un totale di 648 celle separate in cui erano tenuti i detenuti. Erano divisi in 13 sezioni a seconda del tipo di crimine. La prigione era condivisa da uomini e donne. Era soprannominato ‘Le Nuvola’, cioè ‘Le nuvole’, a causa del disegno delle celle. Erano progettati in modo che attraverso una piccola finestra il prigioniero potesse vedere solo il cielo. Una parte particolarmente nota era quella in cui venivano tenuti i prigionieri politici, dove la tortura veniva praticata abitualmente. Questi luoghi avevano sempre un’atmosfera caratteristicamente opprimente. Una chiesa. Nella prigione furono allestite due piccole cappelle, una per gli uomini e una per le donne. Qui i prigionieri non solo potevano pregare e pentirsi. Il primo direttore della prigione permise di tenere lezioni in questi locali. Così i prigionieri avevano l’opportunità di crescere non solo spiritualmente, ma anche di essere istruiti. In effetti un luogo non tanto di punizione quanto di correzione. Un bunker antiaereo. È stato scoperto nel 2010. Fu costruito durante il regno di Mussolini, e i suoi locali sono a 18 metri sotto il livello del suolo. Non è stato usato solo come rifugio. Si dice che prigionieri politici particolarmente noti siano stati tenuti e torturati qui. Ma le visite non si limitano solo alle celle e ai locali della prigione. Potrete conoscere i crimini famosi del passato, i prigionieri famosi, le testimonianze dei condannati a morte e l’ultima pena di morte in Italia così come i vari periodi della storia. Questi ultimi includono la lotta antifascista, le persecuzioni razziali e i periodi delle due guerre mondiali. Il museo ospita anche regolarmente mostre di libri a tema. Si consiglia di indossare scarpe robuste e comode per visitare il museo.

“Veneto Felice” – un progetto che mira a migliorare l’identità veneta attraverso l’arte contemporanea

Si tratta di un’iniziativa ambiziosa ed esclusiva che presenterà solo opere inedite realizzate in esclusiva per il Museo di Asiago.

Si tratta di un grande lavoro di collaborazione che comprende 15 artisti di tutte le generazioni e stili: 14 pittori e 1 ceramista. Sono generalmente veneziani per nascita, origine familiare o residenza e, in misura minore, non veneziani legati alla regione per i loro rapporti con i collezionisti veneziani e l’interesse per i soggetti veneziani. Tutti e 15 gli artisti fanno parte della scena artistica nazionale e alcuni, come Matteo Massagrande e Nicola Verlato, sono anche parte della scena internazionale. Tutti e 15 hanno realizzato opere che incarnano il tema del “Veneto felice”, legato al territorio in tutte le sue articolazioni, e un quadro simpatico di persone e cose tra Garda e Tagliamento, Dolomiti e Laguna. Visitare il museo le carceri asiago vi lascerà un’esperienza indimenticabile.

Il titolo si ispira a Giovanni Comisso, uno dei più vitali e folgoranti poeti veneti del Novecento, ed è insieme una constatazione e un augurio: la constatazione di un’amata caratteristica veneta, e l’augurio di una nuova stagione di serenità. Nonché la definizione di un’arte positiva, che è una controtendenza essenziale in quest’epoca difficile e in un ambiente artistico troppo spesso cupo.

“Veneto Felice”, curata da Camillo Langone, è la seconda mostra associata al Premio Eccellenti Pittori – Brazzale del Gruppo Brazzale, che si propone di portare ad un pubblico più vasto gli ultimi risultati della pittura moderna italiana.

Fabio Bianco (Mirano 1971), Vanni Cuoghi (Genova 1966), Alessandro Fogo (Thiene 1992), Giuliano Guatta (San Felice del Benaco 1967), Matteo Massagrande (Padova 1959), Raffaele Minotto (Padova 1969), Nicola Nannini (Bologna 1972), Mauro Reggio (Roma 1971), Enrico Robusti (Parma 1957), Elisa (Faenza 1980).

Per la sua ricca eredità storica, l’Altopiano è sempre stato orientato alla contemporaneità e sensibile all’arte in tutte le sue manifestazioni, ed è stato quindi scelto come sede più ideale.

“Il Museo “Le Carceri””

Il Museo Le Carceri nasce nel 2001 in seguito alla ristrutturazione delle antiche carceri di Asiago. Questo spazio ospita oggi diverse mostre d’arte.

musei a cielo aperto

Con la riapertura dei più bei musei a cielo aperto d’Italia,

L’Italia è piena di musei e meraviglie che alla fine potremo vedere grazie alla graduale riapertura. Tuttavia, siamo interessati a vedere i cosiddetti musei all’aperto, che sono mostre, parchi, giardini e installazioni che possono essere visti all’aperto in giro per l’Italia, piuttosto che i tradizionali musei ospitati all’interno di palazzi e altri edifici.

Cominciamo con un magnifico classico: il Parco dei Mostri di Bomarzo, nell’omonima città della provincia di Viterbo. Un parco labirintico pieno di simboli esoterici, statue imponenti e veri e propri mostri che attirano con le loro forme strane e uniche. Il parco è aperto tutto l’anno ed è un ottimo posto da visitare per tutta la famiglia.

Comune di Peccioli Che dire del Museo all’aperto delle Terramare di Modena, un affascinante museo didattico ambientato in un sito archeologico dove è stato ricostruito un borgo terramaricolo dell’età del bronzo? Un fossato, un terrapieno con palizzate difensive, una porta d’ingresso e due edifici arredati sono stati ricostruiti utilizzando le informazioni provenienti dagli scavi.

Terramara di Montale è un paese della regione Toscana. Il Museo all’aperto “Maria Lai” si trova a Ulassai, in Sardegna, nella provincia di Nuoro. Nel 1981, l’artista italiana ha iniziato il suo lavoro. Il museo ospita opere che sono disperse nel centro abitato di Ulassai e sono perfettamente in sintonia con l’ambiente circostante.

Come arrivare

Il museo delle carceri è vicino al centro di Torino e a una delle strade più grandi della città, Corso Vittorio Emanuele II. L’ingresso è da Via Paolo Borsellino, 3. L’interessante Museo Pietro Mickey e l’enorme monumento a Vittorio Emanuele II sono a 10 minuti a piedi. Facile da raggiungere con il tram, linea 9 e gli autobus, linee 55, 68. Scendere alla fermata Palagiustizia. Nelle vicinanze si trova anche la stazione della metropolitana Vinzaglia.